la storia


Parlare di Castronovo è come aprire uno scrigno. Al suo interno è custodito, infatti, un vero tesoro, rappresentato da una storia ricca di fatti ed eventi che l’hanno vista, da sempre, protagonista in tutte le fasi che hanno caratterizzato le vicende dell’isola. Le lontane origini di Castronovo di Sicilia trovano conferma nell’esistenza di un insediamento arcaico costituito da abitazioni trogloditiche nella contrada Grotte, sulle sponde del fiume Platani, riconducibili al popolo sicano. Infatti nelle pareti di alcune grotte sono presenti dei segni geroglifici. Nella grotta più grande, dove grondano gocce d’acqua, germoglia il Calpevenere, da cui l’antro prende il nome, in essa sono evidenti dei sedili scolpiti nella roccia.

L’espansione militare di Agrigento e la conflittualità della stessa con Siracusa ed Imera, costringerà l’inerme popolazione sicana a trasferirsi dalla contrada Grotte all’altopiano del Cassaro, un sito più sicuro ed inespugnabile che dall’alto dei sui 1100 metri sovrasta l’attuale centro abitato. Ha così origine nel VI secolo a. C. la città di Krastus, dal significato etimologico greco, che sta a indicare una località particolarmente fortificata con abbondanza di pascoli ed acqua, di cui sono ancora individuabili le fondamenta.

La distruzione di Crastus è legata alle guerre servili, furono i romani infatti, intorno al 105 a. C. che la demolirono. La popolazione superstite di Crastus si disperse sull’intero territorio castronovese andando a costruire insediamenti sparsi a Regalxacca, S. Pietro, Melia ecc…. Il nucleo più cospicuo, pare, si sia rifugiato sulla Montagna Reale o rupe di San Vitale. In questo sito la popolazione trascorrerà più di cinque secoli al cui dominio si alterneranno prima i bizantini, poi gli arabi ed infine i normanni. E’ da supporre che la città del periodo bizantino occupasse il colle San Vitale e parte della montagna del Kassar.

Dall’ 839 al 940, gran parte del territorio dei Monti Sicani, fu conquistato dai mussulmani, e dunque anche Crastus ebbe la stessa sorte. Sotto il dominio degli arabi furono eseguiti i primi lavori di bonifica, iniziarono le pratiche irrigue e furono introdotte nuove culture. L’antico nome “Crastus” divenne, per la trasposizione della lettera “r”, Castrus e quindi Kars-nubu per gli arabi, fino a divenire Castrum per i normanni. Si deve agli arabi la costruzione di due casali il Rabat (Rabatello), accanto a una ricca sorgente d’acqua ed il Rakal-biat, successivamente ribattezzato come Santa Maria della Bagnara, distrutto da una frana nella metà del settecento.

Al tempo in cui i normanni procedevano alla conquista della Sicilia, anche Kars-nubu venne conquistata. Il conte Ruggero fortificò i luoghi conquistati costruendo una fortezza che dominava la città, accanto al preesistente castello, con il quale comunicava per mezzo di una strada sotterranea. Sul colle di S. Vitale fece erigere una cappella dedicata a San Giorgio, la Chiesa del Giudice Giusto e tanti altri monumenti.

Federico II d’Aragona, nel 1302, costituì il suo quartier generale nel castello di Castronovo iniziando le lunghe trattative che portarono alla pace di Caltabellotta. In seguito il sovrano concesse la signoria di Castronovo al suo fedele vassallo Corrado d’Aurea. Castronovo rimase alla famiglia d’Aurea fino al 1391, anno in cui fu investito della signoria Manfredi Chiaramonte. Per iniziativa del nuovo signore, a Castronovo, il 10 luglio 1391 nella Chiesa di S. Pietro, sulle rive del Platani, fu convocato il parlamento del regno. Castronovo era terra ambita dai più potenti baroni siciliani e proprio per questo, dal XV al XVII secolo fu costretta per ben quattro volte a riacquistare il titolo di città demaniale per affrancarsi dal baronaggio. Nel frattempo i borghi del Rabato e del Rakal-biat, che sorgevano ai piedi della rupe, andarono ingrandendosi sempre più per il progressivo spostamento della popolazione dal colle di S. Vitale, fin quando, agli inizi del secolo XV, si trasferirono anche le famiglie patrizie, compresa la regia Curia ed il Secreto con il Clero. Sorsero allora le mura ed i bastioni, di cui è circondata la città nel basso.

Tra i tanti prestigi e riconoscimenti Castronovo vanta anche il titolo di “fedelissima”, conferito nel 1556 dall’imperatore Carlo V per la temerarietà dei castronovesi nel tenere alto il prestigio della propria città, per la loro dignità e il rispetto verso i governanti. Per questo e altri meriti, nel 1587, Castronovo divenne capoluogo di Comarca. Alla sua giurisdizione appartenevano undici terre baronali: Alessandria della Pietra (Rocca), Alia, Bivona, Cammarata, Campofranco, Casteltermini, Lercara Friddi, San Giovanni Gemini, Santo Stefano Quisquina, Valledolmo.

Nel 1812 il parlamento siciliano provvedeva alla riforma e al riordinamento dello stato ripartendo la Sicilia in ventitré distretti ed abolendo le comarche, cosi Castronovo perse il suo privilegio e divenne sede di un circondario al proprio territorio.